Raccontò che c’erano due strade, per tornare a casa, ma solo una si sentiva il profumo di mare, sempre, anche d’inverno. Disse che era più lunga. E che suo padre prendeva sempre quella, anche quando era stanco, anche quand’era vinto. Spiegò che nessuno deve credere di essere solo, perchè in ciascuno vive il sangue di coloro che l’hanno generato, ed è una cosa che va indietro fino alla notte dei tempi. Cosi siamo solo la curva di un fiume, che viene da lontano e non si fermerà dopo di noi.

( Alessandro Baricco)

Io conosco il canto dell’Africa, della giraffa e della luna nuova africana distesa sul su dorso. Degli aratori nei campi e delle facce sudate delle raccoglitrici di caffè…ma L’Africa conosce il mio canto?

( Karen Blixen)

Sono nato nel 1902, non sono più tornato nella città natale, non amo i ritorni indietro. Quando avevo 3 anni abitavo Alep con mio nonno Pascià, a 19 anni studiavo a Mosca all’università comunista, a 49 anni ero a Mosca di nuovo ospite del comitato centrale del partito comunista e dall’età di 14 anni faccio il poeta. Alcuni conoscono bene le varie specie delle piante, altri quelle dei pesci. Io conosco le separazioni. Alcuni enumerano a memoria i nomi delle stelle, io delle nostalgie.

Ho dormito in prigioni e anche in alberghi di lusso, ho sofferto la fame compresso lo sciopero della fame e non c’è quasi pietanza che non abbia assaggiata. quando avevo 30 anni hanno chiesto la mia impiccagione. A 48 mi hanno proposto per la medaglia della Pace me l’hanno data. A 36 ho traversato in 6 mesi i quattro metri quadrati di cemento della segregazione cellulare. a 59 sono volato da Praga all’Avana in 18 ore. Ero di guardia davanti alla bara di Lenin nel’ 24 e il mausoleo che visito sono i suoi libri. Hanno provato a strapparmi dal mio Partito e non ci sono riusciti e sono rimasto schiacciato sotto gli’idoli crollati. Nel 51 con un giovane compagno ho camminato verso la morte. Nel 52 col cuore spaccato ho atteso la morte per 4 mesi sdraiato sul dorso. Sono stato pazzamente geloso delle donne che ho amato. Non ho invidiato nemmeno Charlot. Ho ingannato le mie donne, non ho sparlato degli amici dietro le loro spalle. Ho bevuto ma non sono stato un bevitore. Ho sempre guadagnato il mio pane col sudore della mia fronte, che felicità. Mi sono vergognato per gli altri e ho mentito. Ho mentito per non far pena agli altri  ma ho anche mentito senza nessun motivo. Ho viaggiato in treno, in aeroplano, in macchina, i più non posso farlo. Sono stato all’Opera , i più non ci vanno non sanno nemmeno che cosa sia e dal’ 21 non sono entarto in certi lughi frequentati dai più.

La moschea, la sinagoga, la chiesa, il tempio, i maghi, le fattucchiere. ma mi è capitato di far leggere la mia sorte nei fondi di caffè. Le mie poesie sono pubblicate in 30 o 40 lingue, ma nella mia Turchia, nella mia lingua turca sono proibite. Il canero non l’ho ancora avuto, non è necessario che l’abbia. Non sarò primo ministro d’altronde non ne ho voglia, anche non ho fatto la guerra. Non ho camminato per ricoveri nel mazzo della notte. Non ho camminato per le vie sotto gli aerei in picchiata. Ma verso i 60 anni mi sono innamorato in una parola compagni. Anche se oggi a Berlino sono sul punto di crepare di tristezza, posso dire di aver vissuto da uomo e quando vivrò ancora e quando vedrò ancora chi sa…..

” Ella leggeva sempre queste lettere con la massima attenzione quando le lettere erano due al giorno, e, dopo averle lette, le metteva, annotate e classificate, in un’apposita cassettiera; inoltre se le riponeva nel cuore. Poi, dopo aver fatto stare il suo amico per tutto il giorno senza risposta, s’incontrava con lui come se nulla fosse stato, quasi che il giorno prima non fosse accadutoproprio nulla di speciale. A poco a poco ela lo aveva ammaestrato in tal modo che anche lui non osava più ricordare i fatti del giorno prima, e si limitava a guardarla per qualche tempo negli occhi . Ma lei non dimenticava nulla.”

( I Demoni)

da Dostoevskij

Quello che c’è in me è soprattuto stanchezza

non di questo o di quello

e neppure di tutto o di niente:

stanchezza semplicementi, in sè.

stanchezza.

La sottigliezza delle sensazioni inutili,

le violente passioni per nulla,

gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,

tutte queste cose-

queste e ciò che manca in esse eternamente-

tutto ciò produce stanchezza,

stanchezza.

C’è  senza dubbio chi ama l’infinito,

c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile

c’è senza dubbio chi non vuole niente-

tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi.

Perchè io amo infinitamente il finito

perchè io desidero impossibilmente il possibile,

perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,

o anche se non può essere….

E il risultato’

Per loro la vita vissuta o sognata,

per loro il sogno sognato o vissuto,

per loro la media fra tutto e niente, cioè, la vita….

Per me solo una grande, una profonda,

e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,

una supremissima stanchezza,

issima, issima, issima,

stanchezza….

( Alvaro Campos)

Angela, a ridosso della tua schiena incolpevole c’è una sedia vuota. Dentro di me c’è una sedia vuota. Io la guardo, guardo la spalliera, le gamb, e aspetto, e mi sembra di ascoltare qualcosa. E’ il rumore della speranza. Lo conosco, l’ho udito affannarsi nel fondo dei corpi e affiorare negli occhi delle miriadi di pazienti che ho avuto davanti, l’ho sentito fermarsi in stallo tra le mura della sala operatoria, ogni volta che ho mosso le mie mani per decidere il corso di una vita. So esattamente di cosa m’illudo. Nei grani di questo pavivemto che ora si muovono lenti come fuliggine, come ombre moriente, m’illudo che quella sedia vuota se riempia anche per un solo lampo di una donna, non del suo corpo, no, ma della sua pità. Vedo due scarpe dèccolletèes color vino, due gambe senza calze, una fronte troppo alta. E lei è già davanti a me per ricordarmi che sono un untore, un uomo che segna senza cautela la fronte di chi ama. Tu non la conosci, è passata nella mia vita quando ancora non c’eri, è passata ma ha lasciato un’impronta fossile. Voglio raggiungerti, Angela, in quel limbo di tubi dove ti sei coricata, dove il craniotomo scassinerà la tua testa, per raccontarti di questa donna.

( Margareth Mazzantini)

” Da un essere umano, che cosa si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni del mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, si che alla superficie della felicità non salga che qualche bollicina, come sul pelo d’acqua-gli si diano la tranquilità e di che vivere, al segno che non gli rimanga proprio nient’altro da fare se non dormire, divorare pasticcini e pensare alla sopravvivenza dell’umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano che avete reso felice, da quel bel tipo che è, e unicamente per ingratitudine, e per insultare, vi giocherà un brutto tiro. Egli metterà in gioco persino i pasticcini, e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e capriccioso elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità..

                                                     ( Dostoevskij)

Devi affrettarti però-

sette lunghe miglia

io faccio a ogni passo.

dietro il bosco ed il colle

aspetta il mio cavallo rosso.

Vieni con me! Aferro le mie redini-

vieni con me nel mio castello rosso.

Li crescono albero blu

con mele d’oro,

là sogniamo sogni d’argento,

che nessun altro può sognare.

Là dormono rari piaceri,

che nessuno finora ha assaggiato,

sotto gli allori baci purpurei-

Vieni con me per boschi e colli!

tieniti forte! Aferro le redini,

e tremando il mio cavallo ti rapisce.

               ( Hermann Hesse)

Il Più bello dei nostri mari

è quelo che non naviggamo.

Il più bello dei nostri figli

non ancora cresciuto.

I Più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quelo che vorrei dirti di più bello,

non te l’ho ancora detto.

( Nazim Hikmet)

Appeso a una parete
ho visto il tuo disegnino;
su un foglio grande grande
c’era un uomo in un angolino,
un uomo piccolo piccolo
forse anche un pò spaventato
da quel deserto bianco
in cui ero capitato.
La prossima volta,
ti prego di cuore:
disegna un uomo più grande,
amico pittore.
Perchè quell’uomo sei tu,
tu in persona, ed io voglio
che tu conquisti il mondo:
prendi, intanto, tutto il foglio
disegna figure grandi,
forti senza paura,
pronte a partire
per una bella avventura.
( Gianni Rodari)