Stoccolma 1960

3:45 PM

Sono cent’anni che non ho visto il suo viso

che non ho passato il braccio

attorno alla sua vita

che mi sono fermato nei suoi occhi

che non ho interrogato

la chiarità del suo pensiero

che non ho toccato il suo ventre

eravamo sullo stesso ramo insieme

eravamo sullo stesso ramo

caduti dallo stesso ramo ci siamo separati

e tra noi il tempo è di cent’anni

di cent’anni la strada

e da cent’anni nella penombra

corro dietro a te.

( Nazim Hikmet)

Itaca

11:48 PM

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga

fertile in avventure e in esperienze.

I lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere d’incontri

se il pensiero resta alto e il sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni,  non certo

nè nell’irato Netuno incapperai

se non li porti dentro

se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga

che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti- finalmente e con che gioia-

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle, coralli, ebano e ambre

tutta merce fina, anche aromi

penetranti d’ogni sorta, più aromi

inebrianti che puoi,

va in molte città egizie

impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca

- raggiungerla sia il pensiero costante.

Soprattuto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio

metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha datto il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo

in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso.

Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

                        ( Costantinos Kavafis)

     Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou?. Com’è nella tua memoria? Nella mia rimaranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobile acque che vivono nelle sue piazze; e le sue scale, che sembrano modellate su acqua cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall’altro come onda da onda, la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grande terrazze, e le sue notti, cosi lunghe, silenziose e colme di stelle.

                                            ( Rainer Maria Rilke)

Nazim Hikmet

10:47 PM

     I giorni son sempre più brevi

     le pioggie cominceranno.

     La mia porta spalancata, ti ha atteso.Perchè hai tardato tanto?

     Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane.

     Il vino che avevo conservato nella brocca

     l’ho bevuto a metà, da solo, aspettando.

     Perchè hai tardato tanto?

     Ma ecco sui rami, maturi, profondi

     dei frutti carichi di miele.

     Stavano per cadere senz’essere colti

     se tu avessi tardato ancora un poco.

                                  ( Nazim Hikmet)

Raccontò che c’erano due strade, per tornare a casa, ma solo una si sentiva il profumo di mare, sempre, anche d’inverno. Disse che era più lunga. E che suo padre prendeva sempre quella, anche quando era stanco, anche quand’era vinto. Spiegò che nessuno deve credere di essere solo, perchè in ciascuno vive il sangue di coloro che l’hanno generato, ed è una cosa che va indietro fino alla notte dei tempi. Cosi siamo solo la curva di un fiume, che viene da lontano e non si fermerà dopo di noi.

( Alessandro Baricco)

Per Me!

4:27 PM

Io conosco il canto dell’Africa, della giraffa e della luna nuova africana distesa sul su dorso. Degli aratori nei campi e delle facce sudate delle raccoglitrici di caffè…ma L’Africa conosce il mio canto?

( Karen Blixen)

Sono nato nel 1902, non sono più tornato nella città natale, non amo i ritorni indietro. Quando avevo 3 anni abitavo Alep con mio nonno Pascià, a 19 anni studiavo a Mosca all’università comunista, a 49 anni ero a Mosca di nuovo ospite del comitato centrale del partito comunista e dall’età di 14 anni faccio il poeta. Alcuni conoscono bene le varie specie delle piante, altri quelle dei pesci. Io conosco le separazioni. Alcuni enumerano a memoria i nomi delle stelle, io delle nostalgie.

Ho dormito in prigioni e anche in alberghi di lusso, ho sofferto la fame compresso lo sciopero della fame e non c’è quasi pietanza che non abbia assaggiata. quando avevo 30 anni hanno chiesto la mia impiccagione. A 48 mi hanno proposto per la medaglia della Pace me l’hanno data. A 36 ho traversato in 6 mesi i quattro metri quadrati di cemento della segregazione cellulare. a 59 sono volato da Praga all’Avana in 18 ore. Ero di guardia davanti alla bara di Lenin nel’ 24 e il mausoleo che visito sono i suoi libri. Hanno provato a strapparmi dal mio Partito e non ci sono riusciti e sono rimasto schiacciato sotto gli’idoli crollati. Nel 51 con un giovane compagno ho camminato verso la morte. Nel 52 col cuore spaccato ho atteso la morte per 4 mesi sdraiato sul dorso. Sono stato pazzamente geloso delle donne che ho amato. Non ho invidiato nemmeno Charlot. Ho ingannato le mie donne, non ho sparlato degli amici dietro le loro spalle. Ho bevuto ma non sono stato un bevitore. Ho sempre guadagnato il mio pane col sudore della mia fronte, che felicità. Mi sono vergognato per gli altri e ho mentito. Ho mentito per non far pena agli altri  ma ho anche mentito senza nessun motivo. Ho viaggiato in treno, in aeroplano, in macchina, i più non posso farlo. Sono stato all’Opera , i più non ci vanno non sanno nemmeno che cosa sia e dal’ 21 non sono entarto in certi lughi frequentati dai più.

La moschea, la sinagoga, la chiesa, il tempio, i maghi, le fattucchiere. ma mi è capitato di far leggere la mia sorte nei fondi di caffè. Le mie poesie sono pubblicate in 30 o 40 lingue, ma nella mia Turchia, nella mia lingua turca sono proibite. Il canero non l’ho ancora avuto, non è necessario che l’abbia. Non sarò primo ministro d’altronde non ne ho voglia, anche non ho fatto la guerra. Non ho camminato per ricoveri nel mazzo della notte. Non ho camminato per le vie sotto gli aerei in picchiata. Ma verso i 60 anni mi sono innamorato in una parola compagni. Anche se oggi a Berlino sono sul punto di crepare di tristezza, posso dire di aver vissuto da uomo e quando vivrò ancora e quando vedrò ancora chi sa…..

Dostoevskij

4:25 PM

” Ella leggeva sempre queste lettere con la massima attenzione quando le lettere erano due al giorno, e, dopo averle lette, le metteva, annotate e classificate, in un’apposita cassettiera; inoltre se le riponeva nel cuore. Poi, dopo aver fatto stare il suo amico per tutto il giorno senza risposta, s’incontrava con lui come se nulla fosse stato, quasi che il giorno prima non fosse accadutoproprio nulla di speciale. A poco a poco ela lo aveva ammaestrato in tal modo che anche lui non osava più ricordare i fatti del giorno prima, e si limitava a guardarla per qualche tempo negli occhi . Ma lei non dimenticava nulla.”

( I Demoni)

da Dostoevskij

Stanchezza

4:25 PM

Quello che c’è in me è soprattuto stanchezza

non di questo o di quello

e neppure di tutto o di niente:

stanchezza semplicementi, in sè.

stanchezza.

La sottigliezza delle sensazioni inutili,

le violente passioni per nulla,

gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,

tutte queste cose-

queste e ciò che manca in esse eternamente-

tutto ciò produce stanchezza,

stanchezza.

C’è  senza dubbio chi ama l’infinito,

c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile

c’è senza dubbio chi non vuole niente-

tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi.

Perchè io amo infinitamente il finito

perchè io desidero impossibilmente il possibile,

perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,

o anche se non può essere….

E il risultato’

Per loro la vita vissuta o sognata,

per loro il sogno sognato o vissuto,

per loro la media fra tutto e niente, cioè, la vita….

Per me solo una grande, una profonda,

e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,

una supremissima stanchezza,

issima, issima, issima,

stanchezza….

( Alvaro Campos)

Non Ti Muovere

4:24 PM

Angela, a ridosso della tua schiena incolpevole c’è una sedia vuota. Dentro di me c’è una sedia vuota. Io la guardo, guardo la spalliera, le gamb, e aspetto, e mi sembra di ascoltare qualcosa. E’ il rumore della speranza. Lo conosco, l’ho udito affannarsi nel fondo dei corpi e affiorare negli occhi delle miriadi di pazienti che ho avuto davanti, l’ho sentito fermarsi in stallo tra le mura della sala operatoria, ogni volta che ho mosso le mie mani per decidere il corso di una vita. So esattamente di cosa m’illudo. Nei grani di questo pavivemto che ora si muovono lenti come fuliggine, come ombre moriente, m’illudo che quella sedia vuota se riempia anche per un solo lampo di una donna, non del suo corpo, no, ma della sua pità. Vedo due scarpe dèccolletèes color vino, due gambe senza calze, una fronte troppo alta. E lei è già davanti a me per ricordarmi che sono un untore, un uomo che segna senza cautela la fronte di chi ama. Tu non la conosci, è passata nella mia vita quando ancora non c’eri, è passata ma ha lasciato un’impronta fossile. Voglio raggiungerti, Angela, in quel limbo di tubi dove ti sei coricata, dove il craniotomo scassinerà la tua testa, per raccontarti di questa donna.

( Margareth Mazzantini)